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martedì, 26 settembre 2006

Il caso del Prof. Salah Choufka non è l'unico né a Lucca, né, tanto meno, in Italia. Tanti  altri immigrati pagano sulla propria pelle la prepotenza di uno stato che fa dell'immigrazione una questione di mero ordine pubblico e non, invece, un'opportunità di crescita per l'intera società. Ciò che è sbagliato  è il modo con cui viene “gestito” il fenomeno migratorio in Italia. Ne abbiamo parlato con Donatella Francesconi, giornalista che è stata a lungo coordinatrice dello sportello RAM ( Rete Accoglienza Migranti) della CGIL di Lucca che da vari anni accompagna  il difficile e incerto percorso di regolarizzazione di centinaia di immigrati sul nostro territorio.

 

D: Puoi spiegarci qual è la procedura che deve espletare un immigrato per ottenere il permesso di soggiorno?

 

R: innanzi tutto, in Italia sono chiusi i flussi migratori quindi un immigrato puo' chiedere solo il rinnovo del permesso di soggiorno o quello per turismo o per ricongiungimento familiare nei casi previsti dalla legge. A Lucca, fino a poco tempo fa, era necessario prendere per prima cosa un appuntamento con lo sportello immigrazione della Questura. Poi, nella data stabilita, ci si recava in questura per depositare la documentazione e ritirare la ricevuta con foto apposta sul modulo predisposto dal ministero dell’interno.

Dopo di che, quanto c’è da aspettare non è dato di saperlo. La legge Bossi Fini prevede che la pratica del rinnovo debba essere espletata entro venti in giorni, ma in realtà i tempi di attesa arrivano persino a superare l’anno.

 

D: E quali sono le conseguenze di questo ritardo per l'immigrato?

 

R: L'immigrato è senza permesso di soggiorno. Il tagliando dell’appuntamento provava unicamente che era stata avviata la richiesta del documento. Ma non serviva per allontanarsi dalla Provincia in quanto la  validità era frutto di una prassi non formalizzata che ha efficacia  solo per i territori di competenza delle singole questure. 

 

D: poi che cosa accade?

 

R: Oggi l’appuntamento non si prende più, ma si fa la fila direttamente allo sportello, dove vengono accettate non più di un certo numero di pratiche al giorno. L’immigrato si presenta munito di tutti i documenti necessari al rinnovo del permesso di soggiorno.  Sperando che vadano tutti bene, che non manchi niente, altrimenti deve tornare su appuntamento, gli viene rilasciata una ricevuta. E' il modulo del Ministero sul quale viene collocata la sua foto ed, eventualmente, quella dei figli minori. Questa ricevuta  è un permesso provvisorio in attesa della valutazione della sua richiesta di rinnovo. Egli può muoversi dall'Italia ma è soggetto ad altre grossissime limitazioni dei propri diritti. Ad esempio non può prendere in affitto una casa; non può sostenere l'esame della patente; non può cambiare lavoro; non può iscriversi alle liste di collocamento; non può recarsi all'estero; non può essere assunto;  vi sono grosse magagne per, ad esempio, iscrivere i figli all'anagrafe.

 

D: Quanto ci mette la questura a valutare la sua richiesta?

 

R: i tempi di attesa arrivano fino a sei mesi. L'immigrato, in questo lasso di tempo, può fare solo ciò che faceva prima della richiesta del rinnovo. Nient'altro. Se, ad esempio, lavora in una qualsiasi fabbrica egli risulta in regola ad un eventuale controllo ma gli imprenditori, spesso,  fanno dei problemi e premono perché l'immigrato si regolarizzi definitivamente. Molti immigrati fanno il mestiere del camionista ma sono impediti dal poter recarsi all'estero. Questa limitazione alla libertà di movimento può portare al loro licenziamento. Vi sono stati dei casi a Lucca nei quali le pratiche di un immigrato sono state perse ed egli ha dovuto attendere un anno per poi essere obbligato a ripresentare tutta la documentazione necessaria. Inoltre, il cittadino straniero non può assolutamente lasciare l’Italia per tutto il tempo del rinnovo del soggiorno.

 

D: E l'immigrato non può fare niente in questi casi?

 

R: Il problema è che la comunicazione di una eventuale perdita della pratica avviene verbalmente e non in forma scritta. Quindi l'immigrato non ha prove per avviare contro l'amministrazione una procedura di diffida  a procedere che obbliga il soggetto pubblico a dare una risposta entro sessanta giorni. Ma la diffida può essere presentata in tutti i casi di ritardo, oltre i 60 giorni dalla presentazione della domanda. Il passaggio successivo, in mancanza di risposta, è la denuncia alla Procura della Repubblica.

 

D: Nonostante le procedure di regolarizzazione siano disciplinate dalla legge si verifica un'enorme discrezionalità da parte delle questure. Potresti farci altri esempi che evidenziano la violazione dei diritti degli immigrati?

 

R: il primo riguarda quanto detto  precedentemente. Se la documentazione del richiedente viene perduta all'interno degli uffici, egli deve consegnarla di nuovo con conseguente allungamento infinito dei tempi. Un’ altra riguarda il fatto che agli sportelli della questura non ci sono traduttori. Tutti i moduli, ad esempio l'elenco dei documenti necessari alla richiesta del rinnovo, sono in italiano e per di più in un linguaggio burocratico ostico.

Altri casi riguardano  il ricongiungimento familiare, il cambio di residenza, la nascita dei figli. Per ogni minimo cambiamento della situazione sociale dell'immigrato egli deve aggiornare il suo permesso di soggiorno dovendolo lasciare per i tempi sopra indicati negli uffici della questura. Questa lentezza porta molti immigrati a non dichiarare tutto e questo comporta  poi dei problemi al momento  del rinnovo. Se ad esempio un immigrato è disoccupato non può lasciare il suo permesso di soggiorno per un periodo così lungo alla questura perché ne ha bisogno per cercare lavoro . La legge Bossi Fini prevede un periodo di sei mesi nel quale l'immigrato può cercare lavoro per poi poter chiedere il rinnovo. Ma se per il tempo  equivalente la questura trattiene il suo permesso, anche per piccoli cambi suddetti, quali sono gli spazi di azione che rimangono all'immigrato?

Quando si apre una pratica amministrativa il soggetto pubblico ha l'obbligo di mantenere attivo il rapporto di comunicazione. Il rinnovo del permesso di soggiorno è una pratica amministrativa, ma sembra che la questura  non la consideri tale in quanto riguarda dei cittadini immigrati. Ne consegue la naturale mancanza di trasparenza  e d'informazione.

Inoltre, sempre per la legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, la questura avrebbe l'obbligo di aprire il procedimento di diniego del rilascio del permesso per permettere all'immigrato di godere  del diritto di, entro trenta giorni, presentare nuova documentazione per supportare la pratica. Questo spesso non avviene e gli immigrati pagano  un prezzo altissimo anche per piccoli errori burocratici. Ma, ripeto, la richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno è una pratica amministrativa, e tutte  sono sanabili. L'immigrato non potrebbe essere espulso perché nel periodo di tempo concesso per il rinnovo non ha consegnato tutta la documentazione necessaria in modo corretto. 

Manca anche la trasparenza sul percorso della pratica. Per questo agli uffici della questura si assiste a spettacoli come file di avvocati, pagati dagli immigrati, che si recano agli sportello solo per domandare a che punto è la pratica di rinnovo del loro cliente.

 

D: Questo “monopolio del tempo” che possiedono le questure porta a casi  discutibili di trattamenti privilegiati magari dietro  ricavi vantaggiosi di varia natura?

 

R: l'assenza di regole e tempi precisi può portare il cittadino a rincorrere favoritismi  con enorme discrezionalità da parte degli uffici e con incerto risultato. Per questo il ruolo di uno sportello come quello della RAM ha anche l'obiettivo di tutelare l'immigrato rispetto a questi abusi. Il paradosso è che i tempi di attesa per l'immigrato non sono rispettati ma quando gli viene notificato un provvedimento di espulsione  entro quindici giorni se ne deve andare, pena l'accompagnamento alla frontiera.

 

D: Ma, in tutta l'Italia avviene questo?

 

R: no, vi sono realtà, come Prato, nelle quali le questure operano in sinergia con gli enti locali e le associazioni. Ma la questura di Lucca non vuole firmare un protocollo di intesa  con il Comune, la Provincia e le associazioni del territorio e questo fa sì che l'immigrazione rimanga una questione di esclusiva gestione delle forze di polizia.

Da questo punto di vista, l'Italia è il paese più arretrato in Europa. In altri paesi dell'Unione Europea le pratiche di richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno sono gestite dagli Enti Locali. In Italia l'immigrazione è principalmente una questione di ordine pubblico.

 

D: dietro a queste palesi manifestazioni di mancanza di rispetto della dignità e dei diritti degli immigrati stanno le loro storie personali? Ci puoi fare qualche esempio?

R: un giovane immigrato di Torre del Lago si uccise sui binari della ferrovia nella snervante attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Un anziano immigrato marocchino, che abitava al Centro della Lisca, malato di tumore aveva visto perdersi le sue pratiche per il rinnovo e non poteva, non avendo il permesso di soggiorno, recarsi in Marocco per concludere a casa i propri giorni. Una famiglia senegalese alla quale era morta una bambina non poteva ritornare  in Senegal per seppellirla in quanto le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno dei genitori erano ferme,  e questo poi avrebbe impedito loro di poter, una volta recatisi in Senegal, ritornare in Italia.  In questo caso fu determinante, per risolvere in fretta il problema, il rapporto di collaborazione che si era creato tra la Ram e l’allora dirigente dell’ufficio immigrazione

 

D: un ultima domanda. In tutto questo come si colloca il lavoro della RAM?

 

R: la RAM lavora da vari anni  in sostegno agli immigrati nel loro processo di integrazione. Fino a due anni fa il rapporto con la questura era molto più disteso. In un quadro di regole definite  vi era un costante scambio di informazioni e le associazioni come la nostra svolgevano un ruolo attivo nel rapporto con gli uffici dell'immigrazione. Da due anni a questa parte si è perso questo modo di lavorare e si è tornati a una totale chiusura della questura alle richieste delle associazioni.

 

 

postato da: laura56 alle ore 17:22 | Link | commenti
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