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martedì, 26 settembre 2006

Il 21 maggio un cittadino immigrato a Lucca da 14 anni  viene espulso: cosa c’è dietro?

ESPULSIONE DI SALAH CHFOUKA: SPIEGATECI PERCHE’…

Chi è Salah Chfouka? La storia di un marrocchino scomodo, del suo impegno per la dignità

 

Lucca. Salah Chfouka ha oggi 50 anni. Arriva in Italia nel 1988 e dal 1989 si stanzia nell’hinterland milanese dove lavora in fabbrica e conosce la vita dura degli operai, soprattutto immigrati del nord Africa. Dopo una parentesi romana che lo porta a lavorare, fra le altre cose, con l’associazione “Senza Frontiere” di Dino Frisullo, dal 1991 finalmente giunge a Lucca dove collabora con la Cgil e con il circolo Utopia. Fonda l’associazione Italia – Marocco (Aimac). Incontra diffidenze e ostacoli da parte di italiani che connazionali, diffidenze che non impediscono comunque di stringere amicizia e collaborazione con tutti quelli che sul territorio lottano per una città diversa. Diventa una figura di riferimento per l’Islam moderato e collabora al Centro interreligioso di Agliati a Pisa. Lavora da autonomo, con tesserino della Camera di Commercio, come mediatore culturale in molte scuole, soprattutto nella Valdera. Compie opera di interpretariato per i detenuti del carcere, per il Tribunale e anche per la polizia. Aiuta i connazionali al disbrigo delle pratiche del permesso di soggiorno che, con l’avvento della legge Bossi-Fini, diventano sempre più difficili. Si arrabbia davanti agli uffici della questura quando vede i soprusi subiti dai marocchini, mancanze di rispetto e ritardi immotivati. File lunghe notti intere, giorni e salario persi da centinaia di immigrati solo perché esiste solo uno sportello per richiedere il rinnovo del permesso. Arrivano ad accamparsi davanti alla questura anche due o tre notti. Molti si scoraggiano, si parla di persone che muoiono di depressione per non poter rinnovare il permesso. Intanto nell’autunno del 2003 giungono a Lucca la moglie e le due figlie, insieme finalmente dopo 14 anni. Ma, oltre ad aiutare i connazionali, Salah deve rinnovare anche il suo di permesso di soggiorno. Il 17 febbraio chiede regolarmente appuntamento in vista della scadenza. Ma lui è un lavoratore autonomo e invece che il contratto fa fede la dichiarazione dei redditi che non si ha a febbraio ma, alla meglio, a maggio.

Il 17 maggio scadono i termini per presentare tutta la documentazione. Salah non può essere in questura perché partecipa, per l’Aimac, ad un incontro di associazioni e sindacati con la prefettura che da mesi ha chiuso le porte a chi propone un accordo per risolvere lo scandaloso problema delle file e dei tempi burocratici. Nonostante che la legge raccomandi di rilasciare il permesso entro 20 giorni dalla richiesta, siamo ormai a tempi che superano in media in 5 mesi. Salah denuncia la situazione che soffrono gli immigrati davanti ai responsabili di prefettura e questura. Il martedì gli uffici sono chiusi e il mercoledì rispediscono Salah dal commercialista. Manca un timbro sulla dichiarazione dei redditi. Parla con l’ispettore preposto per assicurarsi che non prendano questo come pretesto e riceve assicurazioni. Il 21 maggio (venerdi) si presenta agli uffici con tutta la documentazione richiesta. Gli dicono di attendere ma teme di non poter presentare la sua pratica a causa delle immense file. Si reca, dallo sportello immigrati, presso gli uffici della questura. Gli dicono ancora di tornare dopo una mezz’ora per essere ricevuto. Va intanto al bar della stazione dove, dopo pochi minuti, una pattuglia della polizia in borghese lo preleva e lo porta in questura dove gli notificano il provvedimento di espulsione. Una situazione incredibile contro lui che ha contatti diretti con la questura. Il motivo è che non ha rispettato i 60 giorni. “Come mai –commenta incredulo il giorno stesso - hanno così attenzione a questi termini quando loro non rispettano quello per legge di 20 giorni per rinnovare il permesso?". Sindacati e associazioni si mobilitano contro l’ingiusto provvedimento con presidi e manifestazioni. Ma il ricorso al Prefetto viene rigettato e il giudizio sul ricorso alla Procura (come documentiamo in un altro articolo) è una doccia fredda. Salah, da 14 anni a Lucca, con moglie e due figlie studentesse a carico per loro non ha mai presentato la richiesta di rinnovo. Oltre al danno la beffa. Confermano che deve abbandonare il paese. La Cassazione deciderà alla fine sui diritti di questa persona scomoda e che vorrebbero allontanare dall’Italia per il suo impegno a favore degli ultimi.

postato da: laura56 alle ore 17:21 | Link | commenti
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