Lucca, data dell’inoltro
Alla Cortese Attenzione de
IL MINISTRO pro tempore agli INTERNI
On. PISANU Giuseppe
IL PROCURATORE della REPUBBLICA
c/o IL TRIBUNALE di LUCCA
IL RESPONSABILE pro tempore de
L’UFFICIO REGIONALE di COORDINAMENTO
delle QUESTURE
LORO SEDI ISTITUZIONALI
e p.c.
I PARLAMENTARI IN INDIRIZZO
c/o GRUPPI PARLAMENTARI di appartenenza
I LEGALI del Prof. CHFOUKA
c/o I LORO STUDI
Gli ORGANI di INFORMAZIONE
da Ciancarella Mario – Cittadino Italiano
in nome proprio
Oggetto: Esposto di circostanze sottoposto alla autonoma valutazione degli Uffici in Indirizzo, per eventuali accertamenti ed indagini ambientali, amministrative o di rilevanza penale su comportamenti di alcuni Uffici e di alcuni funzionari della Questura di Lucca.
Lo scrivente Ciancarella Mario, nato a Pescara il 18-3-1951, attualmente domiciliato presso la abitazione del coniuge Luciani Luciana, in v. Sarzanese Nord 5310 di 55040 Piano di Conca, Comune di Massarosa, Provincia di Lucca, e formalmente residente in Balbano di Lucca, v. della Chiesa II^ nr 221/A,
PREMESSO CHE
· Il medesimo scrivente ricopre la carica di vicePresidente nella Associazione Italia Marocco per l’Amicizia e la Cooperazione (da qui in avanti A.I.M.A.C.); ma il presente esposto, pur collegandosi alle conoscenze ed attivita’ poste in essere dallo scrivente in e per questa funzione associativa, e’ redatto a titolo strettamente personale e non coinvolge quindi nessuno dei soci e tanto meno il Presidente del sodalizio;
· La carica di Presidente della citata Associazione e’ ricoperta dal Cittadino del Regno del Marocco Prof. Chfouka Salah, nato a Casablanca il 28-3-1954 ed immigrato in Italia con regolare permesso di soggiorno, con scadenza il 17 Marzo 2004 e validita’ per il rinnovo fino al 17 Maggio 2004;
· Nel Settembre 2003 il Prof. Chfouka e’ stato raggiunto dai familiari, giusta la autorizzazione al ricongiungimento rilasciata dalla Questura italiana su richiesta dello stesso Chfouka;
· Al loro arrivo la Chfouka ha tempestivamente provveduto a fissare un appuntamento per il perfezionamento della pratica, appuntamento che, dal 16 Settembre 2003, giorno di presentazione agli sportelli della Questura, veniva fissato per il giorno 14 Febbraio 2004;
· In quel giorno, oltre al deposito della documentazione per i familiari, lo Chfouka provvedeva alla richiesta di appuntamento per il rinnovo del suo personale permesso di soggiorno, appuntamento che veniva fissato per il giorno 15 Marzo 2004, nonostante la necessita’ rappresentata dallo Chfouka di aver bisogno di maggior tempo per depositare la Dichiarazione dei Redditi, essendo il suo soggiorno sostenuto in regime di lavoro autonomo (per la sua attivita’ di mediatore culturale e di traduttore per la Questura, per il Tribunale e per il Carcere);
· Alla data del 21 Maggio 2004, benche’ la Legge fissi in 20 giorni il termine per la regolarizzazione di un permesso di soggiorno correttamente richiesto e documentato, non era stato ancora rilasciato ai suddetti familiari alcun regolare attestato di soggiorno;
· Al Presidente Prof. Chfouka e’ stato notificato in data 21 Maggio (all’incirca alle ore 14.00) un decreto di espulsione firmato dall’Ufficio del Prefetto di Lucca nella stessa data, letti gli atti pervenuti a quell’Ufficio dalla locale Questura in quella stessa mattina (come si rileva dal medesimo decreto).
· Il decreto risulta motivato con la affermazione che lo Chfouka non avrebbe mai presentato domanda di rinnovo del proprio permesso di soggiorno;
· In precedenza (circa alle ore 13.00) e senza alcuna specifica giustificazione opposta allo Chfouka sono stati ritirati con atto di sequestro tutti i documenti di identita’, di mobilita’ (patente di guida) e di lavoro (tesserino di iscrizione alla CCIA) rilasciati da Enti o Amministrazioni Italiane;
· Il decreto e’ stato confermato in data 5 Giugno 2004 dall’Ufficio del Prefetto, in esito alla richiesta di revoca proposta dai legali dello Chfoka;
· La conferma e’ stata motivata ribadendo, secondo quanto argomentato dalla Questura, la assenza di ogni richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno da parte dell’interessato;
· Il decreto e’ stato ancora confermato il 30 Giugno 2004 dal Giudice Terrusi del Tribunale di Lucca con sentenza in esito allo scioglimento della riserva adottata dal Giudice nella Camera di Consiglio del 29 Giugno 2004, nella quale ribadendo, per estrema ironia, che l’interessato “avrebbe potuto presentare la domanda anche oltre i termini di validita’ del permesso”, si afferma che la annotazione manoscritta “rinnovo 14 Febbraio 2004” non sarebbe ascrivibile con certezza alla Amministrazione!!;
· Tali atti sono attualmente oggetto di impugnativa a cura dei legali che tutelano gli interessi del Prof. Chfouka in ogni e qualsiasi sede essi ritengano deputata;
· Le familiari dello Chfouka hanno recentemente ricevuto un comunicazione informativa in cui si preannuncia l’avvio di una procedura di diniego del richiesto permesso di soggiorno “essendo venuta meno a causa della espulsione del dante causa la ragione del precedente assenso al ricongiungimento” quasi che i diritti acquisiti possano essere cancellati con un semplice tratto di penna o come se diritti nati dallo stato coniugale possano essere cancellati per il semplice venir meno, per morte o allontanamento volontario o involontario, di un coniuge;
· Poiche’ e’ convinzione dello scrivente che un simile durissimo provvedimento - e la evidente volonta’, di quei funzionari che lo hanno promosso ed avviato, di non valutare affatto la condizione dell’interessato
ü sia sotto il profilo umanitario dello Chfouka (presenza dei familiari);
ü sia sotto quello del suo inserimento sociale, essenso lo Chfouka ampiamente apprezzato come esponente laico e moderato della cultura arabo-islamica e come mediatore culturale ed interreligioso (come testimoniano le numerose attestazioni di stima di Enti, Associazioni e Cittadini giunte allo Chfouka per solidarieta’ in questa sconcertante vicenda. Attestazioni che potranno essere prodotte su eventuale richiesta successiva alla lettura e valutazione del presente esposto);
ü sia come esponente onesto e corretto delle Comunita’ di Cittadini Immigrati (come attestano le solidarieta’ espresse addirittura dai commercianti lucchesi del Centro storico, con gli specifici documenti dei quali potra’ essere parimenti prodotta copia);
- siano in realta’ il frutto finale di un atteggiamento altalenante e sconcertante degli organismi di Polizia e di Sicurezza del Territorio di Lucca, nei confronti della Associazione e dei suoi due formali rappresentanti (il Presidente Prof. Chfouka e lo scrivente i quali sono stati infatti e sono tuttora esposti a pregiudizi penali ancora pendenti, proprio per vicende legate al rapporto con alcuni operatori di Polizia); e che dunque il decreto espulsivo nasca da un lucido e sconcertante disegno di “eliminazione apparentemente legale” di un personaggio scomodo (il Prof. Chfouka), profittando della sua posizione di debolezza sociale;
· Poiche’ tutto cio’ sta accadendo proprio nei momenti di piu’ significativa collaborazione spontanea dello Chfouka (come si dira’) per la affermazione della Legalita’, della Sicurezza e dell’Ordine Pubblico;
· e poiche’ lo scrivente pensa dunque che, giunti a questo punto estremo (preoccupante e vergognoso a parere dello scrivente), sia necessario chiedere alle Funzioni Istituzionali, da Cittadino Italiano ad Organismi Italiani, un chiarimento ineludibile su vicende precise e sui relativi comportamenti, qui riferiti, di funzionari pubblici,
tutto cio’ premesso
e senza alcuna presunzione o subdola intenzione di pervenire, con la presente, ad artificiose soluzioni di vicende ed interessi personali - che lo scrivente continuera’ a sostenere nelle sole sedi deputate -, ovvero di evitare responsabilita’ personali - delle quali egli intende continuare a rispondere con piena consapevolezza in tutte le sedi legittime -; e tantomeno per un tentativo di costruire, fuori dalle sedi legittime e deputate, soluzioni improprie alla vicenda di espulsione del Prof. Chfouka Salah, il quale e’ del tutto estraneo alla stesura ed alla intenzionalita’ del presente atto (che, si ripete, e’ presentato dallo scrivente a titolo puramente personale)
con la presente redige un circostanziato
E S P O S T O d i C I R C O S T A N Z E
come rappresentate nella successiva narrativa, perche’ gli Uffici in indirizzo valutino l’opportunita’ di autonome indagini ambientali, amministrative o giudiziarie, in relazione alle eventuali responsabilita’ personali o di organizzazione che dovessero emergere ed apparissero nella loro valutazione meritevoli di approfondimento ed intervento, nell’esclusivo e prevalente interesse dello Stato, del rispetto della Legge, della tutela dei Diritti della Persona Umana, e della correttezza trasparenza ed imparzialita’ degli atti della Pubblica Amministrazione.
Infatti le circostanze di seguito descritte disegnano un quadro fosco delle culture che animano alcuni funzionari e ne guidano i comportamenti; e cio’ determina, a parere dello scrivente, prospettive improbabili di inserimento dei Cittadini Immigrati che si fondino realmente su una coscienza di Cittadinanza e sulla Certezza del Diritto, condizioni che necessitano, per svilupparsi, di una costante correttezza e trasparenza dei comportamenti della Amministrazione.
Genova 2001, con la cultura e le modalita’ che ne hanno determinato la degenerazione del confronto sociale, trasformato – da pacifico e democratico come voleva e doveva essere - in scontro di violenza sconcertante e in illecita mattanza da parte di alcuni operatori delle Forze dell’Ordine (con la articiosa precostituzione di false prove), aleggia in maniera ancor piu’ preoccupante anche su questa vicenda sociale, come su molte delle altre che nel nostro Paese fanno temere una deriva da uno Stato di Diritto verso uno Stato di Polizia.
Assume fin d’ora lo scrivente la piena e consapevole responsabilita’ personale, morale e penale, qualora le affermazioni sostenute risultassero volutamente infondate, destituite di ogni fondamento e comunque ingiustamente lesive della altrui onorabilita’ personale ovvero istituzionale.
Dopo la infinita riservatezza e delicatezza usata nei confronti degli operatori di Polizia (senza aver evitato tuttavia di stigmatizzare, anche duramente, ai responsabili degli Uffici, comportamenti e situazioni anomale), non potra’ essere garantita anche in questa occasione altrettanta riservatezza su quanto verra’ qui rappresentato. Anche in relazione ai nomi ed alle vicende.
Il livello di conflitto contro l’A.I.M.A.C. ed i suoi esponenti e’ stato infatti cosi’ artificiosamente esasperato ed apre scenari cosi’ preoccupanti per la Sicurezza di ogni Cittadino Italiano, che diviene necessario amplificare, pur rimanendo in sedi istituzionali, la conoscenza della tragica deriva con cui abbiamo dovuto convivere nella altalenante interpretazione della Legalita’ da parte di Uffici che ne dovrebbero garantire invece la perentorieta’ e la continuita’ di interpretazione ed imparzialita’ nella applicazione.
La Comunicazione viene inoltrata anche ai Legali del Prof. Chfouka perche’ la utilizzino come meglio credono, se lo riterranno opportuno, nell’impostazione della tutela degli interessi del loro assistito.
L’inoltro ai destinatari politici e parlamentari e’ invece funzionale alla dimensione politica che si ritiene necessario dare (e che lo scrivente spera possa e voglia essere data) alla interpretazione degli avvenimenti e delle circostanze qui esposti, ed agli interventi conseguenti, ovvero alla inazione, che i destinatari decideranno di porre in essere e di motivare ai propri livelli istituzionali referenti.
Lo scrivente si riserva inoltre di affidare comunicazione e copia del presente esposto di circostanze anche agli operatori degli organi di informazione, per la corretta conoscenza da parte della Istituzione Sovrana di questo Paese – il Popolo -, per rispetto appunto di quella sovranita’ popolare spesso espropriata del diritto a conoscere e poter intervenire efficacemente, nelle forme che le sono proprie e nei limiti previsti dalla Legge, sui fenomeni di devianza di apparati e settori dello Stato.
Sommario dell’Esposto:
1. Contesto Generale.
2. La attivita’ dell’A.I.M.A.C. e del Prof. Chfouka in particolare.
3. Rapporti con le Istituzioni della Sicurezza e dell’Ordine Pubblico.
a. Aspetti Generali;
b. Segnalazioni di attivita’ di integralismo islamico fondamentalista;
c. Segnalazioni di traffici illegali di clandestini verso il nostro Paese;
d. Segnalazioni di sfruttamento e di estorsione di Cittadini Immigrati per l’ottenimento dei permessi di soggiorno;
e. Segnalazioni di possibili collusioni interne alle Istituzioni con le suddette estorsioni;
f. Creazione da parte della Questura di reti di informatori e reale Sicurezza;
g. Le vidende personali dello scrivente e del Prof. Chfouka nel 1996-98, e dello Chfouka nel 2004
4. Conclusioni.
1. Contesto Generale:
Il Prof. Chfouka e lo scrivente hanno svolto, attraverso le iniziative dell’A.I.M.A.C., una costante attivita’ di supporto ai cittadini immigrati, con particolare attenzione ovviamente ai Cittadini di nazionalita’ marocchina, cercando di costruire – in serena e trasparente collaborazione con le Istituzioni Italiane – progetti, percorsi e strumenti perche’ l’inserimento nella Societa’ Italiana dei Cittadini extraComunitari Immigrati sul nostro territorio Nazionale potesse avvenire nel pieno rispetto della Legalita’ Costituzionale.
E cioe’ del riconoscimento e della tutela dei Principi di Cittadinanza affermati e garantiti ad ogni Persona, anche allo straniero, dalla nostra Carta Fondamentale. Dunque nella piena affermazione della Dignita’ Umana di ogni Persona, e nella docilita’ di ciascun Cittadino ai legittimi doveri fissati dalla Legge.
Un compito non facile andandosi ad innestare, una simile attivita’ di supporto, in un contesto di
q diffusa clandestinita’;
q livello culturale estremamente povero degli interessati alla regolarizzazione;
q morboso interesse della criminalita’ comune e di quella organizzata al mantenimento di tali Cittadini svantaggiati in condizioni di clandestinita’, ed allo sfruttamento criminale del fenomeno migratorio;
q interesse di molti imprenditori senza scrupoli a poter sfruttare al massimo, per maggiori ed illeciti profitti, la utilizzazione di questi lavoratori immigrati in forme irregolari, lasciandoli privi di qualsiasi garanzia e tutela (specie per coloro che vengano impiegati mentre risultino ancora clandestini), e per sottrarsi al tempo stesso ad oneri e costi previdenziali ed assicurativi ed a vincoli contrattuali minimali di salario e di garanzie per questi lavoratori. Alterando cosi’ di fatto (come denunciava a Lucca pochi anni orsono la stessa Unione Industriali in un suo pubblico Convegno) la correttezza dei meccanismi anche di quel libero mercato che pur si afferma di voler promuovere come variabile indipendente del mondo economico, imprenditoriale e politico (ma, viene da chiedere, indipendente anche dalla Legge?!);
q e non ultimo – come ha spesso e tristemente dovuto registrare la cronaca – di personaggi, e purtroppo anche di funzionari pubblici, che hanno cercato di perseguire, sulla pelle degli immigrati e profittando della loro condizione di svantaggio e disagio, arricchimenti personali illeciti.
Scrive il valente ricercatore Prof. Palidda Salvatore nella sua indagine sulla nuova Polizia (“Polizia Postmoderna” ed. Feltrinelli 2000):
“Afferma un dirigente di Polizia:
Credo che in tutta Italia i procedimenti a carico di colleghi che cercavano di farsi i soldi stando all’Ufficio Immigrati siano ormai diverse decine, ma da noi ovviamente non se ne parla, anche quando e’ successo qui. Si sa bene chi sono in questa citta’ gli avvocati e i vari trafficanti di imbrogli (tra cui alcuni poliziotti in pensione) che hanno connivenze con alcuni elementi in questura, anche se da noi i controlli ora sono piu’ seri. Ma chi fa serie indagini per raccogliere prove utili per incastrare queste specie di iene che, com’e’ noto, approfittano di questi disgraziati?
E poi l’immigrato non puo’ essere parte lesa perche’ di fatto rischia di essere incriminato e perdere il permesso.
Non conosco ne’ associazioni cattoliche, ne’ altre, ne’ sindacati disposti a fare casino su queste cose, perche’, diciamoci la verita’, un po’ di corruzione fa comodo a tutti.” (op. cit. pag. 225) [le parti in neretto e con sottolineature sono cosi’ evidenziate dallo scrivente]
Ebbene la nostra Associazione, fin dai suoi primi passi e dai suoi primi documenti ufficiali, ha voluto rompere questa omerta’ e questa strisciante tentazione di considerare “un po’ di corruzione” come un dato ordinario, non contrastabile efficacemente e dunque acquisito del rapporto con le Istituzioni.
Se questo orientamento sara’ ritenuto condivisibile, i destinatari della presente potranno valutare con serenita’ quanto in essa esposto ed interpretare correttamente i comportamenti tenuti dall’A.I.M.A.C. nelle varie circostanze. E potranno forse comprendere, fino a condividerla, la indignazione che nasceva e che si consolida dal dover registrare reazioni scomposte ed incomprensibili alle nostre segnalazioni ed ai nostri comportamenti.
La stessa indignazione che ha guidato la stesura di questo esposto. Una sana indignazione, a parere dello scrivente, che spera di aver mantenuto una lucidita’ sufficiente a non farla leggere come livore pregiudiziale contro le Istituzioni; ma come legittima sensazione dovuta alla ri-presentazione di fatti e reazioni del tutto ingiusti.
Fatti e reazioni che esigono oggi limpide spiegazioni sulle motivazioni che le animavano e che dunque giustificano il presente esposto di circostanze.
2. La attivita’ dell’A.I.M.A.C. e del Prof. Chfouka in particolare:
Questo capitolo introduttivo si rende necessario per comprendere come i nostri rapporti con le Istituzioni fossero frutto della stessa cultura con cui la Associazione si rapportava alla Societa’ Civile. E per rendere evidente la inaccettabilita’ delle reazioni di insofferenza di alcuni funzionari istituzionali ai comportamenti collaborativi della Associazione.
Il patto Associativo su cui si fonda l’A.I.M.A.C. riferisce infatti a criteri di Legalita’ e Cittadinanza compiutamente definiti nel documento che fu presentato alle forze politiche ed alle rappresentanze Istituzionali (per la Questura fu presente l’Ispettore Lo Conte) presso la sede locale della CGIL di Lucca. Il documento, se ritenuto di interesse potra’ essere prodotto su richiesta.
Esso disegnava un chiaro percorso di inserimento sociale e lavorativo che rifuggisse da ogni assistenzialismo parassitario ed ogni facile scorciatoia di illegalita’, mentre rivendicava il Diritto alla affermazione di una piena Dignita’ Umana degli Immigrati nel loro rapporto con le Istituzioni, alle quali si chiedeva e si suggeriva di abbandonare ogni pretesa di assimilazione culturale o di regolarizzazione postulante perche’ dal concetto di “intergrazione” si potesse giungere a quello di “inserimento” nel rispetto reciproco delle diversita’ peculiari di ciascuno, di natura culturale, tradizionale, etica o religiosa.
Il documento evidenziava anche la necessita’ (e ne faceva espressa richiesta) che, se davvero si fosse voluto stroncare ogni traffico illecito di merci, si perseguissero ad esempio, piuttosto che gli immigrati trovati a vendere merce di improbabile provenienza, coloro che ingrassavano su simili commerci mantenendo in stato di schiavitu’ i Cittadini extraComunitari, anche con il sequestro dei passaporti in garanzia del pagamento delle merci. E promuovendo formule di “tentata vendita” che avrebbero aiutato gli Immigrati a concepire e difendere il loro lavoro come un diritto da poter esercitare legittimamente ed alla luce del sole.
E’ certo che non sia lecito, e non debba essere dunque consentito, il libero commercio di prodotti “taroccati” o comunque non provenienti da una trasparente filiera di produzione e commercializzazione. Ma e’ altrettanto vero che non ha alcun effetto sulle centrali occulte di tali traffici, e sui loro interessi, il sequestro estemporaneo, ed estraneo ad un organico progetto politico ed investigativo, di materiali gia’ pagati anticipatamente a quelle centrali.
Ne’ i sequestri hanno effetto sulla “forza lavoro” a disposizione di tali centrali, che se ne rimangono del tutto indifferenti alla sorte dei pochi disperati, soggetti ai sequestri di Polizia, potendo attingere a pozzi inesauribili di "aspiranti venditori“, da cui pretendere il pagamento anticipato delle merci. Merci che dunque, gia’ il mattino successivo ai sequestri, torneranno sui “mercati”. La fame e la disperazione sono le peggiori e piu’ incontrollabili componenti di collusione e complicita’ dei disperati con il crimine organizzato.
Chiedevamo allora che le funzioni di organizzazione e di controllo del progetto politico sui flussi e sulle condizioni di vita degli immigrati, cosi’ come di controllo sulle fonti delle loro risorse minimali di sopravvivenza, si svolgessero senza aver riguardo per i nomi e l’importanza delle persone autoctone che potessero emergere, da simili indagini, come i veri gestori del grande traffico illegale di merci spesso contraffate. Veniva fatto, ad esempio, esplicito riferimento alla organizzazione di un tale Zurlo di Cittadella del Friuli per il commercio di presunto artigianato esotico. E che non vi fossero timori reverenziali o riserve di intervento in ragione dei rapporti che tali soggetti potessero avere con potentati ed organizzazioni nazionali, anche ecclesiali o politiche.
D’altra parte le sporadiche e cadenzate (quanto prevedibili) azioni di sequestro, da parte di Organi di Polizia, dei materiali proposti in vendita dagli Immigrati “ambulanti” hanno sempre avuto piu’ il sapore di tentativi “improbabili” di costituire reti di “informatori”, ancora piu’ improbabili, tra i Cittadini extraComunitari che non di vere e proprie azioni di contrasto ed indagine investigativa sulla illegalita’ consumata e sulle fonti di reale fornitura delle merci contraffatte.
E senza tener in alcun conto il fatto che, avendo dovuto anticipare i soldi per le merci bloccate (ovvero avendo lasciato il proprio passaporto in garanzia), tutti gli immigrati soggetti a quei sequestri venivano a trovarsi nella impossibile e drammatica condizione di dover acquistare nuovamente merci ma in cambio contestuale dei danari necessari che non potevano essere piu’ frutto del ricavo delle vendite delle merci sequestrate. E cio’ inevitabilmente li avrebbe sospinti verso una feroce spirale di sfruttamento usuraio o di ricatto per servire a ben piu’ criminali traffici illeciti.
Prova ne sia che, nonostante la natura piu’ schiva e reticente delle etnie senegalesi piu’ direttamente coinvolte in tali forme di commercio e nei relativi sequestri, noi avemmo qualche sporadica conferma che il materiale sequestrato venisse a volte offerto gratuitamente indietro (addirittura con l’aggiunta dei prodotti sequestrati ad altri “compagni di sventura”) a quegl’immigrati che si rendevano disponibili a “riferire” agli operatori della Sicurezza sui movimenti in atto, e su quelli futuri, in quel mondo di disperati e di disperazione.
La natura umana tuttavia non e’ sempre incline, purtroppo, al meglio. E cosi’ ci risulta che spesso un tale feroce meccanismo abbia avviato, piuttosto che una solidarieta’ tra gli immigrati soggetti dei sequestri - con la risuddivisione gratuita dei diversi materiali “restituiti” - una vera escalation nel controllo degli “improbabili informatori” sui propri connazionali. Un perfetto meccanismo deviante. Lo stesso che chiunque potrebbe leggere nelle prime pagine de “Il Padrino”, veniva dunque e promosso proprio dagli Operatori della Sicurezza. Ma peggio, il perfetto meccanismo di creazione di veri e propri “Kapo’”.
Il nostro documento disegnava e descriveva anche il pericolo di percorsi improvvisati di solidarieta’ caritatevole da parte di organizzazioni o comunita’ ecclesiali che, scegliendo alcuni immigrati come propri “pupilli” da tutelare (in una improbabile forma di esorcizzazione dei propri sensi di colpa, priva per di piu’ di ogni minimale consapevolezza delle dimensioni politiche e delle conseguenze sociali che tali scelte andavano a precostituire), si disinteressassero pero’ del contesto complesso nel quale si svolgeva la reale vicenda umana dei loro assistiti.
Spesso favorendo cosi’, con una improvvida copertura di “collaborazione familiare” (mai in realta’ esercitata – essendo limitato il rapporto concreto all’offerta di vitto ed alloggio gratuiti -), la potenziale cattura del loro assistito da parte di reti di sfruttamento criminoso dei Cittadini Immigrati, e la sua trasformazione se non in un vero trafficante certamente in un potenziale operatore di illeciti.
Cio’ avviene secondo meccanismi perversi che sembra superfluo indicare ai destinatari della presente, per le loro ovvie conoscenze professionali su simili percorsi ed anche perche’ gia’ in quel documento essi erano chiaramente indicati. Si potranno sempre offrire comunque maggiori dettagli e spiegazioni, se richiesti, su questo specifico aspetto.
Creavano non pochi problemi alla Associazione tanto la assenza di indagini istituzionali specifiche ed efficaci sulle nostre segnalazioni, quanto la conoscenza diffusa tra i Cittadini Immigrati che la Associazione aveva intenzione di fornire (ed in realta’ fornisse) simili indicazioni agli organi di Polizia (sempre in forma collaborativa e mai da semplici “informatori”).
Tutto questo, unito alla assenza di qualsivoglia concreto percorso istituzionale di accompagnamento verso l’emersione delle irregolarita’ sociali e lavorative, e rimanendo vaghe ed incerte le condizioni di garanzia e di tutela per quei soggetti che avessero trovato motivazione e coraggio per denunciare lo sfruttamento lavorativo e le estorsioni subite, creava riserve sul nostro operato anche da parte degli Immigrati, i quali potevano sentirsi, in qualche misura, traditi.
Ma l’impegno della Associazione, e del Prof. Chfouka in particolare, era orientato per cercare di insegnare ai Cittadini Immigrati che, per poter sperare nella tutela del proprio Diritto Personale, bisognava anzitutto emergere da ogni condizione di clandestinita’ non voluta, e subito dopo invocare per primi la applicazione della Legge, nella reciprocita’ tra Diritti e Doveri.
Ed anche per convincere i Cittadini Immigrati che fosse necessario rifiutare forme di “carita’ infinita” e di assistenzialismo perenne che non aiutassero a promuovere la propria dignita’ ed indipendenza, per una vera capacita’ di autodeterminazione ed autosostentamento.
Condizioni che infatti avrebbero potuto costruire piu’ facilmente – proprio per la situazione di sopravvivenza minimale, comunque garantita grazie al mantenimento gratuito da parte di italiani generosi e delle loro Associazioni di Solidarieta’ - percorsi di deriva verso una consociazione alla illegalita’ criminale, apparentemente piu’ facile e certamente piu’ redditizia della ricerca di qualsiasi altra occupazione.
E comunque condizioni di ingiustificato privilegio che inevitabilmente nel tempo, avrebbero fatto percepire gli Immigrati, alla Cittadinanza indigena, come dei parassiti insopportabili creando condizioni di conflitto con i legittimi interessi, e con la esigenza ed il diritto alla sicurezza delle popolazioni locali.
Questa nostra chiarezza ed intransigenza di linea ha sempre ricondotto comunque i Cittadini Immigrati a rinnovare la fiducia per la Associazione, e per il Prof. Chfouka, anche dopo periodi di allontanamento, e spesso al termine di illusorie e deludenti peregrinazioni nei tortuosi ambienti della illegalita’ e della solidarieta’ prezzolata.
Ma questa stessa posizione ci alieno’ fin da subito le simpatie di alcuni responsabili di organizzazioni confessionali di solidarieta’, per le non poche presenze che la nostra attivita’ educativa progressivamente sottraeva ad esempio alle mense di solidarieta’ ed ai centri di distribuzione di vestiario da loro gestiti.
Avremmo poi scoperto infatti, in particolare per le mense, che il risentimento si collegava ai contributi pubblici che venivano riconosciuti dalle Amministrazioni a tali organizzazioni in funzione dei pasti distribuiti, e dunque per i minori introiti legati alla diminuzione di “utenti”, convinti dalla nostra “catechesi” a costruire progetti, strumenti e percorsi di indipendenza ed autosostentamento.
Mentre, in relazione al vestiario, il nostro progetto educativo, finalizzato a convincere gli Immigrati a lavare e curare gli abiti ricevuti gratuitamente, piuttosto che a disfarsene regolarmente dopo l’uso - “perche’ tanto c’e’ la Caritas che ce ne da’ di nuovi” - creava stizzite forme di antipatia perche’ sembra ostacolasse lo smaltimento delle ingenti quantita’ di materiali raccolti dalle organizzazioni di Carita’, grazie alla generosita’ dei Cittadini, durante le campagne di solidarieta’ per le emergenze degli Immigrati.
La sincera gratitudine per l’impegno emergenziale, prodotto in ogni circostanza e con gran cuore e generosita’ dalla maggioranza dei soggetti e delle organizzazioni di solidarieta’ (una gratitudine sempre coltivata, promossa e dichiarata dall’A.I.M.A.C.) sembrava non piacere piu’ ad alcuni loro dirigenti quando l’emergenza si stemperava in normalita’ e se, pur senza scemare nel senso di riconoscenza, i Cittadini Immigrati cercavano di avviarsi su percorsi di dignitosa autosufficienza.
La esigenza da noi dichiarata e rivendicata che la gratuita carita’ (vitale in ogni emergenza) sapesse poi trasformarsi in “progetto politico” per percorsi di accompagnamento all’inserimento degli assistiti in piena autonomia ha dato a volte l’impressione che sottraesse a qualcuno il senso stesso del proprio agire.
I poveri ed i derelitti sembra che a qualcuno siano necessari perche’ siano sempre li’, nelle stesse condizioni di disagio e di indigenza, per poter giustificare il proprio esercizio di solidarieta’, e questa possa dunque strutturarsi in forme stabili e permanenti di assistenzialismo.
A fronte di un simile assistenzialismo diveniva addirittura preferibile la attivita’ di una donnina della Marina di Viareggio (di cui lo scrivente non ricorda piu’ il nome) che aveva organizzato (purtroppo sottraendosi ad ogni previsione e licenza per simili attivita’) luoghi per fare una doccia o lavaggi dei propri abiti, e che offriva, con richiesta di giusto pagamento, agli immigrati che “lavoravano” sulle spiagge durante la massacrante ed insicura (come si e’ visto) stagione estiva.
Se questi concetti si traslano alle funzioni ed ai ruoli istituzionali ben si comprende come il controllo e la corretta disciplina dei flussi migranti possano facilmente trasformarsi in funzioni poliziesche affatto aliene dall’’idea di Stato di Diritto e da quella di Sicurezza Democratica.
Questa dell’assistenzialismo ad oltranza e senza sbocco era una cultura che l’A.I.M.A.C. ed il Prof. Chfouka in particolare sentivano come insopportabile e da contrastare, anche a costo di perdere simpatie personali.
Altri problemi venivano a crearsi, a causa di questa nostra precisa posizione, anche negli altri rapporti sociali avuti dall’A.I.M.A.C., poiche’ sembrava creare qualche fastidio e molta incomprensione il fatto che la nostra Associazione fosse tra le poche organizzazioni a rendicontare gli esiti e gli impieghi dei finanziamenti pubblici ricevuti (quasi che il rispetto della Legge, da parte dell’A.I.M.A.C. costituisse un “pericoloso precedente” per soggetti indigeni ormai adusi ad ottenere finanziamenti pubblici con la pessima abitudine di non rendicontarne gli impieghi). Potrebbe confermarlo il funzionario del Comune di Lucca Dott. Aldo Intaschi che lo sottolineo’ in relazione all’unico finanziamento pubblico ricevuto dalla Associazione da parte delle Amministrazioni locali, per il rimpatrio della salma di un Marocchino decduto in situazioni tragiche.
Ancora stizzite reazioni dovevamo registrare quando e se l’A.I.M.A.C., attraverso il suo Presidente, entrava a far parte di qualche organismo di solidarieta’ finanziato dalle Amministrazioni, e se egli chiedeva di conoscere e pretendeva eventualmente di criticare i bilanci e le destinazioni di impiego dei finanziamenti pubblici ricevuti. Quasi che un modo normale corretto ed ordinario di intendere la partecipazione sociale, se rivendicato da un immigrato, fosse la testimonianza di una insopportabile supponenza censoria da parte di un “minus habent”.
Si trattava comunque di debolezze umane che lo Chfouka ha sempre compreso ed accettato con insospettabile tolleranza nel pur chiaro e dichiarato dissenso. Anche lui d’altra parte ha dovuto crescere, per adattarsi alla sua nuova condizione senza esibire arroganza e senza dover rinnegare la propria dignita’.
Un percorso faticoso dunque su tutti i fronti e per tutti i soggetti del rapporto interpersonale. Non e’ davvero semplice, per nessuno di noi umani, accettare e promuovere l’idea che un immigrato, estraneo alla nostra cultura e tradizione, peraltro assistito generosamente e comunque circondato dalla comune simpatia, “pretenda” poi anche di non rimanere un uomo “sotto tutela”, un questuante con il cappello tra le mani, e ambisca di poter godere piuttosto di totale pari dignita’ nei rapporti.
Ma questo e’ normale che avvenga tra persone diverse che entrano in relazione ed avviano comuni percorsi di attivita’. Un percorso, quello del Prof. Chfouka e dell’A.I.M.A.C., nel quale le iniziali incomprensioni e difficolta’ con i soggetti sociali hanno poi portato a cementare, proprio per la limpidezza anche nel duro confronto reciproco, rapporti di profonda stima e condivisione di percorsi, come testimonia la presenza costante del Prof. Chfouka a momenti significativi della vita pubblica e sociale sul territorio e la attuale diffusa reazione di stupore e di sdegno, unita ad una aperta e dichiarata solidarieta’ concreta, per quanto avvenuto al Prof. Chfouka in relazione al decreto di espulsione.
3. Rapporti con le Istituzioni della Sicurezza e dell’Ordine Pubblico:
a. Aspetti Generali.
Altro discorso va fatto invece per le Istituzioni e Funzioni Pubbliche, le quali sono chiamate a garantire sempre e comunque i criteri di Legalita’, Giustizia e Imparzialita’ della amministrazioni. Criteri che giustificano i maggiori poteri ad esse affidati e riconosciuti e che sono, o dovrebbero essere, sottratti ad ogni interpretazione personalistica e ad ogni potesta’ di arbitrio.
Se tali poteri venissero attribuiti infatti a culture personali arroganti, convinte del diritto all’arbitrio e della insindacabilita’ delle funzioni, si disegnerebbero immediatamente percorsi devianti e mutageni delle Istituzioni: da quell’originario Stato di Diritto, dove cioe’ i Corpi di Polizia devono essere funzionali alla sola Sicurezza Democratica, verso uno Stato autoritario repressivo ed antipopolare dove le Polizie ed i loro metodi violenti divengono il distintivo qualificante dello Stato, trasformandolo, appunto, uno “Stato di Polizia”.
Quando invece tali poteri vengono conferiti e gestiti da persone consapevoli della natura democratica del proprio Paese, nasce automaticamente un rapporto limpido con qualsiasi Cittadino, fondato sulla Certezza del Diritto e sulla consapevolezza dei relativi Doveri, sul Diritto alla Verita’ ed alla Giustizia.
Ed i primi segnali della Questura purtroppo non furono dei piu’ incoraggianti, in questo senso, in quanto riflettevano con singolare ed inaspettata evidenza quelle attese ed aspettative di “eliminazione dello scomodo Chfouka” che venivano cullate, ed anche apertamente dichiarate, dagli ambienti di illegalita’ che lucravano sulla immigrazione e che noi stavamo combattendo.
Se e’ logico e comprensibile che i nostri comportamenti non potessero certamente lasciare indifferenti i responsabili di illeciti, meno comprensibile e’ che tali reazioni fossero integralmente mutuate da alcuni funzionari istituzionali.
Venivano infatti artificiosamente diffuse tra la popolazione immigrata e fino agli organismi amministrativi del Comune e della Provincia, false indicazioni sul Prof. Chfouka, alimentate dai peggiori elementi presenti tra gli immigrati, ma sorprendentemente veicolate anche da uomini degli apparati istituzionali.
Lo Chfouka veniva descritto come vero gestore dello sfruttamento illecito dei clandestini; si favoleggio’ di un hotel a cinque stelle acquistato in Marocco e gestito dai suoi familiari grazie ai proventi di tali traffici illeciti, e si arrivo’ a descriverlo come “agente dei servizi segreti del Marocco”. Accusa quest’ultima chiaramente destinata ad affascinare alcuni funzionari di Polizia che infatti contribuivano a diffonderla tra gli stessi operatori delle altre organizzazioni di solidarieta’, i quali frequentavano gli Uffici della Questura per ragioni di supporto alle pratiche degli Immigrati.
Non e’ stato mai difficile tuttavia sostenere e dimostrare sempre la infondatezza e la falsita’ di tali informazioni diffamatorie. Anche se questo ci costringeva a periodi di duro isolamento ed a faticose quanto dure attivita’ di controinformazione per argomentare la natura surretitizia e strumentale di tali diffamazioni, funzionali esclusivamente alla copertura dei veri trafficanti illeciti.
La testarda coerenza dei comportamenti e dei convincimenti, e la costante coraggiosa denuncia dei reali intrecci illeciti riusciva tuttavia a comporre i conflitti e ricucire gli strappi con quegli Amministratori. Potrebbe confermarlo ad esempio il Dott. Gambini, a quel tempo Assessore per le Politiche Sociali del Comune di Lucca. Ovvero con quei Funzionari di Polizia che si mostravano capaci di non fermarsi alle superficiali analisi dettate da stereotipi e pregiudizi contro lo Chfouka, oppure alimentate sapientemente dalle false informazioni diffuse da interessate quanto occulte centrali di illeciti.
Tant’e’ che, nonostante i pregiudizi penali in cui e’ incorso lo Chfouka - pregiudizi di cui si e’ accennato in premessa e, a parere dello scrivente, artificiosamente e incomprensibilmente costruiti da astiosi operatori delle Forze di Polizia (per quanto le loro ragioni fossero solo apparentemente incomprensibili) - non e’ stato mai possibile addebitare allo Chfouka responsabilita’ di illecito criminale.
Ed anche l’attuale espulsione riferisce necessariamente alla sola e risibile affermazione della mancanza di presentazione di domanda di rinnovo. Salah Chfouka non e’, e nessuno potrebbe sostenerlo, un losco trafficante di immigrati clandestini, un torvo sfruttatore delle loro condizioni di disagio, un organizzatore ed un tramite di traffici illeciti di qualsivoglia natura, un complice strutturale della loro estorsione.
Cosi’, contrariamente ai tanti (e troppi) veri trafficanti ed operatori di illecito che si aggirano liberamente sul nostro territorio toscano, nonostante le numerose condanne ed i periodi di detenzione da costoro collezionati, si e’ provveduto nuovamente, come gia’ nel periodo ‘96-’98 di cui si dira’, a rendere artificiosamente clandestino un prezioso animatore di legalita’. Forse nella speranza di indebolirne la fiducia istituzionale e spingerlo a reazioni incontrollate e finalmente a sbagliare?
Lo scrivente si augura che, quale possa essere l’esito delle attuali battaglie giudiziarie dello Chfouka contro il decreto espulsivo, egli possa mantenere intatta la testarda convinzione che ci ha sempre guidati di dover sperare comunque nelle Istituzioni e di poter con esse apertamente cooperare. E dunque di poter sempre pretendere dai loro uomini e funzionari la massima adesione ai principi di legalita’ e trasparenza. Come d’altra parte noi abbiamo sempre fatto.
Senza alcuna intenzione infatti di “fare casino” in maniera pregiudiziale (come diceva invece il funzionario citato nel tratto sopra riportato del libro del Palidda), e senza covare alcun generalizzato disprezzo per gli operatori in divisa a causa del comportamento illecito di alcuni (pochi) di essi, bisognava anche essere pronti, secondo il messaggio che cercavamo di diffondere tra gli immigrati, a segnalare ogni devianza interna proprio alle Istituzioni (anche attraverso la nostra Associazione, che si sarebbe fatta carico delle dovute segnalazioni) ed ogni tentativo di ingiustificata estorsione da parte di privati o in nome di funzionari pubblici.
Bisognava convincersi tutti, e pretendere, che l’unico e fondamentale alleato in questa battaglia di dignita’ e liberazione fosse anzitutto lo Stato, nelle sue espressioni ed organizzazioni di Societa’ Civile ma anche nelle Sue espressioni Istituzionali e nei Suoi Funzionari.
Cosi’ non si faceva altro, a nostro giudizio, che richiamare e contribuire a costruire il volto democratico che lo stesso Stato si era attribuito quando si era impegnato, nella Carta Costituzionale, a rimuovere ogni ostacolo che impedisse la affermazione della pari dignita’ dei Cittadini. Anche dello Straniero.
Era dunque necessario cercare di avviare aperti e leali rapporti di collaborazione con quei funzionari che si mostrassero consapevoli del proprio ruolo ed impegnati a svolgere correttamente le proprie funzioni. Senza mai scadere nella sudditanza servile che fa degenerare ogni informazione in una attivita’ interessata di delazione, e senza coltivare quel timore reverenziale che inibisce ogni capacita’ di segnalare i veri percorsi di collusione al crimine tra gli immigrati e denunciare anche coloro che deviassero all’interno delle Istituzioni.
Infatti ritenevamo, come riteniamo, che ogni devianza e propensione degli immigrati alla micro o grande criminalita’ fosse nociva soprattutto al percorso di serena e pacifica integrazione delle tante famiglie di Immigrati che seguivano invece percorsi di legalita’ ed inserimento ordinato. Mentre il rimanere in condizioni di sfruttamento lavorativo senza garanzie, sottopagati e privi di reali prospettive, o accettare di essere estorti in nome di qualche funzionario disonesto, se da una parte assicurava la sopravvivenza immediata dall’altra alienava da qualsiasi costruzione di un vero senso civico.
Cosicche’, pur tenendo conto delle condizioni a volte disumane di vita dei Cittadini Immigrati, come
¨ i tanti insediamenti abusivi – determinati da assoluta indigenza - in siti malsani, degradati e degradanti – (si veda l’insediamento nella ex porcilaia della localita’ Rogio in territorio di Capannoni o l’occupazione della exscuola di San Filippo, cui partecipo’ anche il Prof. Chfouka. A lui per molto tempo, prima dello sgombero, venivano consegnati da operatori delle Forze dell’Ordine, come “responsabile” del sito occupato, vari immigrati irregolari, ed anche clandestini, capitati negli Uffici della Questura -),
¨ la assenza nei piu’ tra gli Immigrati di risorse culturali sufficienti a fronteggiare con “pari dignita’” colloqui con funzionari istituzionali;
¨ la assenza di processi politici di reale controllo del traffico illecito di clandestini e di ordinato inserimento sociale e di sicurezza;
¨ le prevaricazioni e le minacce utilizzate da alcuni funzionari di Polizia al fine di poter trasformare ogni immigrato in un informatore organico degli Apparati di Sicurezza,
noi non abbiamo mai temuto di denunciare apertamente i gestori del caporalato e di segnalare i luoghi ed i tempi di mercato delle braccia, e soprattutto la presenza di esponenti dell’integralismo fondamentalista, in incontri diretti e riservati con gli Uffici della Questura e del Prefetto; ma anche pubblicamente, come risulta da numerose interviste giornalistiche del Prof. Chfoka. Tantomeno potevamo evitare di segnalare casi di collusione interna alla estorsione degli immigrati per l’ottenimento di un Diritto: la concessione del Permesso di Soggiorno.
b. Segnalazioni di attivita’ di integralismo islamico fondamentalista.
In questa prospettiva abbiamo sempre cercato di avviare rapporti virtuosi di collaborazione con gli Organi e con i Funzionari della Sicurezza.
E cio’ ad esempio si e’ positivamente verificato, gia’ in tempi precedenti, con il Dott. Valentini, presente a Lucca nelle funzioni di vice-Questore. E poi, piu’ recentemente, con l’Ispettore Russo e con l’Ispettore Merola (per la ovvia volonta’ del Questore in carica), ai quali tutti segnalammo sempre tempestivamente - personalmente o attraverso loro collaboratori - le situazioni di notevole gravita’ di cui venivamo a conoscenza.
Fu in quel periodo di collaborazione con il Dott. Valentini infatti che segnalammo la presenza di rappresentanti religiosi dell’islamismo integralista e fondamentalista tra le comunita’ di immigrati sul territorio.
La segnalazione ci sembro’ doverosa per la cultura democratica moderata e laica di cui volevamo essere portatori (ed in particolare il Prof. Chfouka), a fronte del pericolo fondamentalista rappresentato da questi personaggi ambigui e che si legavano, in quel periodo (1994-1996), al reclutamento per la guerra in Bosnja di giovani musulmani convinti progressivamente a prepararsi alla Guerra Santa, attraverso viaggi ed addestramenti nel lontano Afghanistan.
Il reclutamento, promosso con proclami fondamentalisti annunciati in moschea nei giorni di preghiera e poi affissi alle pareti dello stesso luogo, avveniva anche attraverso la collaborazione di ambienti e personaggi della destra locale. Segnalammo pertanto quei proclami fondamentalisti e bellicisti che venivano diffusi nella moschea della contrada San Concordio di Lucca e in quella nel territorio di Capannori.
Il Prof. Chfouka polemizzo’ anche pubblicamente con tali personaggi meritandosi in cambio minacce ed intimidazioni di vendette sanguinarie. Potrebbe dare testimonianza di essere stato informato di tali condizioni minatorie subite dallo Chfouka il Prof. Maselli Domenico, pastore valdese della Comunita’ di Lucca ed a quel tempo Parlamentare alla Camera dei Deputati.
A rendere evidente e pubblico il conflitto insanabile con tali personaggi estremisti lo Chfouka fu anche costretto dalla circostanza, che lamento’ personalmente con l’Ispettore Sardo, che ogni volta che in via di collaborazione riservata e confidenziale erano stati indicati personaggi pericolosi o adusi all’illecito, erano stati poi proprio costoro i primi ad avere conoscenza della fonte di tali informazioni – direttamente dagli Uffici della Questura, per loro stessa ammissione – con conseguenti minacce di ritorsione contro lo Chfouka.
Evidentemente da parte di alcuni funzionari questa collaborazione dello Chfouka, non venendo da ordinari “informatori”, la cui identita’ e’ sempre necessario salvaguardare, non era ritenuta meritevole della medesima riservatezza e tutela!!
E cio’ rendeva necessario far divenire pubblico lo scontro ed il conflitto, per evitare che le minacciate ritorsioni personali si potessero concretizzare contro lo Chfouka senza altra apparente motivazione che un “banale e ordinario scontro tra marocchini ubriachi”.
Sfidammo anche a pubblici confronti quei personaggi noti della destra lucchese, anche eversiva, che potenzialmente potevano essere coinvolti nei reclutamenti dei combattenti islamici. Ed a noi risultava che lo fossero, in quanto si diceva, e ci veniva riferito, che fossero essi a versare, ai “combattenti” reclutati, gli assegni circolari in valuta estera per gli ingaggi. I pagamenti a noi risultava avvenissero presso un bar centrale di Lucca.
La rete di reclutamento abbracciava Milano, Firenze e Lucca, ma la centrale di organizzazione e smistamento dei reclutati verso i campi di addestramento a noi risultava fosse in Arezzo.
Il che la dice molto lunga su quali potrebbero essere i reali ambienti interessati ad alimentare il fondamentalismo islamico e giocare, per progetti politici molto piu’ raffinati, i pochi esaltati che si riescono a portare alla causa della lotta armata, e fino al martirio, in nome di un Allah falso ed improbabile.
E tutto, oggi come un tempo troppo recente per essere facilmente e colpevolmente dimenticato, potrebbe trovare senso in un progetto di diffusione del terrore e di violenza contro cittadini inermi gestito, per obiettivi perversi, da centrali non lontane dal cuore stesso dello Stato (“Per la conquista totale delle masse la guerra rivoluzionaria prevede oltre il ricorso all’azione psicologica, il ricorso a forme di terrorismo spietato e indiscriminato. […] Abbiamo accennato al terrorismo indiscriminato e questo concetto implica, ovviamente, la possibilita’ di uccidere o far uccidere vecchi donne e bambini” cosi’ poteva leggersi nel saggio su La guerra rivoluzionaria, scritto da Clemente Graziani nel Quaderno nr. 1 del Centro Ordine Nuovo, cosi’ citato in “Il lato oscuro del potere” di G. De Lutiis, Editori Riuniti 1996).
Tali personaggi (Marco Affatigato, nella specie), dopo aver accettato la sfida con pubbliche risposte sui quotidiani locali, si sottrassero all’ultimo momento al confronto aperto in quel dibattito pubblico. Dibattito che noi tenemmo comunque.
Ma dovemmo registrare, allo stesso tempo e proprio la sera prima dell’incontro pubblico, una sconcertante convocazione dello scrivente in Questura, dove il Commissario Arpaia alla presenza di due Ispettori (Amore e Musto) sollevo’, in un ambiente pesante e con metodi dal sapore di “interrogatorio” piuttosto che di colloquio, convincimenti personali preoccupati (come preoccupanti lo erano invece per lo scrivente che doveva ascoltarli e registrarli) che in realta’ con l’incontro proposto si volessero colpire e diffamare ambienti della questura.
Timore assolutamente infondato. A meno che non venisse suggerito dalla singolare circostanza che solo durante lo svolgimento di un dibattimento processuale per traffico d’armi fosse stato rivelato al Magistrato inquirente che l’imputato (Marco Affatigato) era stato il collaboratore a cui quello stesso funzionario aveva rivolto pubblici ma impersonali ringraziamenti, attraverso la stampa locale, per aver potuto sventare un traffico di esplosivi.
Sentimenti di gratitudine che evidentemente non si erano spinti fino al punto da informare direttamente, doverosamente e tempestivamente la Autorita’ Inquirente che stava indagando quello stesso personaggio.
Forse che, piuttosto che offrire collaborazione alla Giustizia, si volesse dimostrarne la incapacita’ o la pretesa esistenza di un “fumus persecutionis” nei confronti dell’imputato?
Di certo quella era stata e rimane, nella cultura che contraddistingue lo scrivente, la forma piu’ classica con cui si costruiscono alibi preventivi e depistanti ai collaboratori per future e piu’ impegnative e delicate azioni operative.
Ed e’ davvero sconcertante, infine, che proprio in questi ultimi mesi quegli stessi personaggi esponenti religiosi dell’integralismo islamico, che noi avevamo indicato a suo tempo senza che le nostre segnalazioni avessero alcun seguito, siano riapparsi agli onori delle cronache nelle vicende di sicurezza interna del nostro Paese, contro il fondamentalismo islamico, che hanno portato a molti arresti in territorio di Firenze.
E non e’ secondario che tali personaggi e quegli stessi ambienti oggi indagati abbiano avuto costanti rapporti – cosi’ raccontano addirittura le cronache giornalistiche piuttosto che le indagini investigative della Magistratura, di cui non siamo in grado di riferire perche’ ce ne e’ ovviamente sottratta la conoscenza - con un personaggio preoccupante dello scenario internazionale del traffico d’armi e del fondamentalismo integralista islamico come Youssef Nada.
E’ da segnalare che la collaborazione con l’Ufficio del Dott. Valentini si era di fatto interrotta improvvisamente a causa del suo trasferimento e della mancata continuita’ che i suoi successori vollero dare a tale forma di collaborazione.
Noi avevamo continuato tuttavia a cercare rapporti e contatti con i collaboratori del Dott. Valentini, in particolare il Dott. Amore, per ogni segnalazione che noi ritenessimo utile e doverosa per garantire la Pubblica Sicurezza.
E’ stato poi detto (proprio dall’Ispettore Amore nella deposizione del 13 Maggio, in quel processo che mi vede imputato per diffamazione, su querela di quattro operatori di Polizia) che le nostre segnalazioni, anche riferite a possibili traffici illeciti di armi e sostanze tossiche, realizzati - forse - attraverso Ditte create ad hoc (Saudi-Afal poi Safal in Monte San Quirico) da Cittadini Italiani convertiti all’islamismo (l’ing. Joussef Dini) non abbiano mai trovato riscontri investigativi utili.
E’ tuttavia singolare che ancor oggi continuino i rapporti di quel personaggio da noi indicato con gruppi bancari del mondo arabo non del tutto esenti dal sospetto di veicolare i fondi ingenti del terrorismo internazionale.
Gruppi bancari che hanno recentemente aperto linee di credito presso Istituti Locali (Banca Popolare di Lodi, notoriamente attiva nelle attivita’ internazionali di commercio di armi, anche oltre i limiti delle concessioni riconosciute dal Governo – fonte “Relazione al Parlamento per l’anno 2002 sul commercio di armamenti” -).
Per la traduzione delle lettere di accredito dei gruppi bancari sauditi al medesimo personaggio da noi segnalato - lettere necessarie per tali operazioni finanziarie - e per ingenti disponibilita’ di capitali, e’ stata inopinatamente chiesta, molto recentemente, la attivita’ professionale proprio al Prof. Chfouka. Spesso, come in questa circostanza, sono state le informazioni ad inseguire noi, infatti, piuttosto che noi a cercarle.
Certo non puo’ mai darsi che la spontanea collaborazione alle indagini sulla Sicurezza da parte di Cittadini pur consapevoli e responsabili (una collaborazione tra l’altro continuamente sollecitata, anche attraverso i media, per qualsivoglia situazione di particolare rilevanza e gravita’) possa poi pretendere dalle Istituzioni di conoscere gli esiti investigativi o possa contestarli laddove non confermino quanto era stato segnalato.
Anche se e’ davvero strano dover registrare che proprio tali collaborazioni, pur prive di ogni pretesa di veridicita’ pregiudiziale e aliene da qualsiasi pretesa di un malinteso diritto alla conoscenza degli esiti, abbiano avuto piuttosto l’effetto evidente di irritare i destinatari delle informazioni e di determinare reazioni di penalizzazione proprio nei confronti dei soggetti collaborativi.
Ed e’ certamente piu’ problematico, per quanto non si voglia insistere sulle proprie tesi, che – proprio nel contesto attuale di allarme terroristico legato a formazioni di Al Qaeda che riferiscono a Bin Laden, e che potrebbero agire sul nostro territorio e contro le nostre popolazioni - siano state sbrigativamente definite come “non dotate di riscontri positivi” le nostre informazioni, quando e’ notorio (per essere stato addirittura pubblicato su Repubblica) che lo stesso gruppo Bin Laden aveva acquisito negli anni 90 una delle cave storiche del marmo in Versilia.
Non sta allo scrivente suggerire alle funzioni adite, ben esperte di come agiscano le organizzazioni criminali, quali e quante forme di traffici illeciti possono essere occultate, grazie a fittizie aziende di Import-Export e dietro commerci apparentemente normali di materiale lapideo o di particolare bestiame i cui escrementi emanano odori coprenti di qualsiasi altra essenza rilevabile dal fiuto dei cani poliziotto.
Un intrecccio perverso attraversa certamente da sempre il nostro territorio toscano e lucchese, ieri ed oggi per la criminalita’ organizzata come oggi per le specifiche organizzazioni del terrorismo fondamentalista. Ma stranamente proprio chi ne abbia segnalato i possibili nodi e’ stato di fatto il so




