da anne's door
Come risolvere la "questione Rom"
di Cizmic Balo e Roberto Malini
20 aprile 2008
L'episodio riguardante Romulus Mailat fu il pretesto per scatenare una propaganda contro la popolazione Rom in Italia. Abbiamo notato come tale propaganda sia aumentata, da quando la Romania è entrata nell'Ue. Lo Stato italiano commette un grave errore scatenando una guerra mediatica e politica nei confronti dei Rom: dovrebbe invece impegnarsi con le Ong, con i rappresentanti Rom e gli attivisti che conoscono correttamente la realtà in cui i Rom vivono oggi. Solo una stretta collaborazione può risolvere il passaggio dalla discriminazione all'integrazione. Non dimentichiamo che l'Italia, anche nei periodi di maggior tolleranza, non ha mai abbandonato l'idea di segregare i Rom in campi senza qualità, luoghi di segregazione in cui si perde la cultura Rom. Nessuna alternativa civile - né alloggi né insediamenti di qualità - è stata mai attuata con metodo. Come abbiamo scritto più volte e dimostrato cifre alla mano, l'ideologia secondo cui i Rom sarebbero tutti criminali e immorali è infondata: parliamo anzi di un popolo pacifico, che non ha mai fatto guerre e che aborrisce la violenza. Un popolo che, al contrario, ha subito persecuzioni e massacri attraverso i secoli. Eppure, sui giornali si legge quasi ogni giorno il contrario. Finché le Istituzioni rifiutano un vero confronto con chi conosce dal di dentro la cultura e la vita Rom, con chi è in grado di fornire una consulenza corretta, con chi ha i mezzi culturali per promuovere Storia e cultura del popolo Rom, non si compiranno passi significativi sulla via dell'integrazione.

Vi sono Rom che insegnano nelle università, Rom che scrivono libri, Rom che creano musica e spettacolo ai più alti livelli, Rom persino al Parlamento Europeo! L'Italia deve cambiare mentalità e attenersi al diritto: chi sbaglia deve pagare individualmente; non può esistere - nel mondo civile - il concetto di una colpa collettiva o, peggio, genetica. I media dovrebbero interrompere la divulgazione sistematica di pregiudizi razziali e iniziare a scrivere sulla cultura e le tradizioni dei Rom. Iniziative apparentemente benefiche, attuate da persone in buona fede, ma senza competenza, si rivelano a volte negative o inutili. Recentemente un'associazione sportiva lombarda ha inserito in una formazione calcistica dodici ragazzi Rom e ha inaugurato un torneo dedicato alle piccole vittime del rogo di Livorno. Contemporaneamente, i genitori di quei bambini, assassinati da un gruppo di estremisti, hanno subito un'assurda condanna per "abbandono di minori" e vivono in baracche, senza cibo né possibilità di lavoro. Il dolore non è una bandiera da sventolare, ma uno stato gravoso che colpisce esseri umani in difficoltà e che le Istituzioni avrebbero il compito di soccorrere. I Rom sono sempre sulle pagine di cronaca nera, ma nessun giornalista si prende la briga di dedicare neanche il più modesto trafiletto agli eventi della loro cultura, come la recente Giornata Mondiale del Popolo Rom, celebrata l'8 aprile. E' ovvio che il popolo italiano abbia le idee confuse, riguardo ai Rom! Gli stessi Rom - ingannati dalla propaganda - hanno presentato le scuse alla famiglia Reggiani per l'omicidio della povera Giovanna. Scuse che sono state lette anche di fronte al Parlamento. Solo successivamente, grazie alle notizie divulgate dal Gruppo EveryOne, si è appresa la verità, ovvero che il presunto omicida non appartiene all'etnia Rom. Se vogliamo uscire da questa spirale di pregiudizio e odio razziale, dobbiamo imitare i Paesi che iniziano a superare il muro della discriminazione e discutono i problemi unendo le parti in causa attorno a un tavolo, in un consulto che è il solo metodo efficace per sanare una malattia che si aggrava ogni giorno che passa e che uccide, perché i Rom - bambini, donne e uomini - che perdono la vita ogni anno a causa della persecuzione sono migliaia.





