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martedì, 19 febbraio 2008

Da il tirreno.it


Il progetto moschea diventa realtà sarà un centro di preghiera e cultura










  SANTA CROCE. «Non è il luogo che conta, ma le persone. Il luogo di culto islamico a Santa Croce è un segnale forte per la comunità, per cultura di pace, convivenza e tolleranza. Tutto il contrario delle speculazioni ideologiche di quei mass media che ci vedono come portatori di pericolo», ha detto Salah Chfouka, fondatore dell’associazione Italia Marocco per l’amicizia e la cooperazione (Aimac), attiva da anni nella promozione di un messaggio di incontro tra le culture.  Chfouka ha preso la parola per primo, ieri mattina, all’inaugurazione dell’Istituto culturale islamico toscano. A un certo punto si è interrotto per l’emozione; poi ha ripetuto in lingua araba il discorso appena pronunciato in italiano.   Benvenuti. Dopo il messaggio di benvenuto all’Istituto islamico, il sindaco Osvaldo Ciaponi ne ha ripercorso la storia da quando il luogo di preghiera «si trovava presso gli ex macelli, poi al piano terra di un condominio. Mentre ora è un edificio importante per Valdarno, Valdelsa e Valdera, fino alla Lucchesia». Il sindaco ha aggiunto che «in zona è numerosa, da decenni, la presenza di questa comunità che si è integrata con il lavoro e ha contribuito alla crescita reciproca e feconda». Ciaponi ha ribadito: «Non è vero che il cittadino straniero costituisce un pericolo. Possono esserci stati momenti non piacevoli, ma restano fatti isolati». Infine ha proseguito, rivolgendosi ai cittadini di religione islamica: «Mi sono complimentato con l’imam, che rappresenta la comunità islamica, perché avete fatto quasi tutto da voi. E lui mi ha corretto che avete fatto non quasi, ma tutto, con le vostre offerte, il lavoro, la disponibilità. Quanto al Comune, il nostro come altri (erano presenti il sindaco Umberto Marvogli di Castelfranco, e l’assessore Giuseppe Vegni di San Miniato, ndr) ha un’attenzione costante anche alla scuola, affinché i vostri ragazzi che crescono qui o vi sono nati conoscano anche lingua e cultura del loro paese di origine».   Partecipazione. L’imam Hassan Bendaoud (Abuzakaria), dopo un saluto ha ringraziato i presenti per «partecipare alla nostra felicità. È un giorno che abbiamo atteso a lungo».   Visita guidata. Gli uomini possono pregare al piano terra e al piano superiore. Le donne al piano terra, nel locale a loro riservato. Da oggi un custode fisso, assunto regolarmente dall’Istituto islamico, la terrà aperta. Le ore delle cinque preghiere durante le 24 ore variano con le stagioni; ad oggi la prima è al tramonto, alle 5,45 di mattina; l’altra verso le 12,30; poi alle 15,20, la quarta verso le 17,45 e l’ultima alle 19,20. A settembre, con il Ramadan (mese sacro in cui è più sentita la vicinanza al Creatore), l’Istituto sarà molto frequentato. Luciano Gianfranceschi

postato da: laura56 alle ore 10:43 | Link | commenti
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martedì, 19 febbraio 2008

Dal tirreno.it









MARTEDÌ, 19 FEBBRAIO 2008














































 
Pagina 4 - Lucca
 
Permesso di soggiorno a Chfouka
 
Finita l’odissea del marocchino espulso per un presunto ritardo
 
 
 
Ringrazio chi mi ha aiutato, ma dobbiano continuare a segnalare qualsiasi sopruso sugli immigrati
 
 


 LUCCA. Salah Chfouka, il professore marocchino espulso dalla questura di Lucca il 21 maggio del 2004, potrà ottenere un nuovo permesso di soggiorno. Il prefetto Carmelo Aronica ha revocato nei giorni scorsi il decreto di espulsione dopo l’istanza presentata dai legali del docente, Sergio Novani e Mauro Casella, sulla quale anche la questura, cambiando orientamento rispetto agli anni passati, ha espresso parere favorevole. Si chiude così una vicenda lunga quasi quattro anni che ha riguardato Chfouka e la sua famiglia. La notizia è stata resa nota ieri nel corso di una conferenza stampa alla Cgil a cui hanno preso parte lo stesso Chfouka, l’avvocato Novani, Virginio Bertini della Cgil e Mario Ciancarella dell’Aimac (associazione Italia Marocco).

 Intorno a Chfouka, espulso per un presunto ritardo nella richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, si formò un movimento di solidarietà che chiese con forza l’annullamento del provvedimento. Oggetto della contesa la data di richiesta di rinnovo: fuori dal limite di 60 giorni fissato dalla legge secondo la questura, in tempo utile a parere di Chfouka e del movimento di solidarietà. L’unica prova esistente, un fogliettino di prenotazione rilasciato al professore marocchino col timbro della questura, rappresentava, secondo la procura di Lucca che vide confermata la sua sentenza anche in Cassazione, la prova tangibile del mancato rispetto dei termini. La questione parve risolta nel settembre del 2004 quando il Tribunale per i minori dichiarò regolare, fino al compimento della maggiore età, Chfouka e la moglie in virtù della presenza nel nucleo familiare della figlia allora minorenne. Due anni dopo un’altra doccia fredda. L’altra figlia maggiorenne, Ymane, si vide notificare la sospensione dall’università di Pisa in quanto dichiarata “clandestina”. Era rimasta esclusa dalla prima sentenza, ma, in attesa del permesso di soggiorno, aveva potuto iscriversi regolarmente alla facoltà di Economia e commercio. Poi il dietrofront richiesto all’ateneo pisano dalla questura stessa. Una notizia salita alla ribalta dei media nazionali che provocò una forte mobilitazione, con uno sciopero della fame lungo più di due settimane dei familiari e di tanti altri cittadini. Il 16 ottobre 2006 il Tribunale dei minori di Firenze accolse le istanze presentate dall’avvocato Casella e dalla Rete Accoglienza Migranti ed emanò una sentenza in base alla quale si autorizzava per tutto il nucleo familiare la permanenza in Italia fino al compimento del ventunesimo anno della figlia più piccola. Una sicurezza fino al 2009 per la famiglia Chfouka, ma rimaneva sempre da sciogliere il nodo dell’espulsione mai revocata. Poi l’azione dei legali e ora la revoca. «Facilitata - ha spiegato l’avvocato Novani - da alcune novità legislative. La prima, in attuazione di una normativa comunitaria ha imposto la valutazione del grado di integrazione del soggetto nella società, ma erano presenti anche altri vizi formali e anomalie che secondo noi portavano all’inesistenza del procedimento». «È un fatto positivo - ha commentato Bertini - per cui ci siamo battuti con tutti i mezzi democratici, sia sul piano sociale che giuridico, anche contro il parere dei massimi vertici istituzionali nazionali. È un segnale positivo per tutti perché può rappresentare una svolta nelle interpretazioni della legislazione più aperta e meno burocratica e autoreferenziale». Soddisfazione da parte della famiglia Chfouka. «Ringrazio tutti - ha detto Salah -, ma dobbiamo tenere gli occhi aperti e continueremo a segnalare, come sta ancora accadendo, qualsiasi abuso e sopruso verso di me e verso tutti gli immigrati». Un plauso alle nuovi posizioni della questura è giunto dall’Aimac. «È la dimostrazione - ha detto Ciancarella - che esistono funzionari scrupolosi».

G.S.







postato da: laura56 alle ore 10:38 | Link | commenti
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mercoledì, 06 febbraio 2008

Da Ritaatria.it


05/02/2008 - Appello di Alex Zanotelli al popolo Campano: IL RITORNO DEI CIP6: POLITICA DA INQUINAMENTO



 
Appello al popolo campano

 

IL RITORNO DEI CIP6: POLITICA DA INQUINAMENTO

 

 

L’ex presidente del Consiglio Prodi ha firmato il decreto per sbloccare i contributi alla costruzione degli inceneritori. Avevamo tanto lottato durante il lungo dibattito parlamentare sulla Finanziaria di quest’anno contro questi contributi, i cosiddetti Cip6, ed avevamo ottenuto che non fossero più dati ai nuovi inceneritori. I Cip6 sono i contributi che i cittadini italiani pagano per le energie rinnovabili (l’anno scorso lo Stato ha avuto circa 3 miliardi di euro da questi proventi). Purtroppo, per un’errata interpretazione della direttiva europea, questi soldi sono stati usati anche per gli inceneritori, perché, bruciando i rifiuti, producono energia che è “assimilata” alle energie rinnovabili.

L’intervento di Prodi è stato finalizzato a riaprire il bando di gara e così terminare i lavori dell’inceneritore di Acerra (in costruzione dal 2000!). Infatti il bando di gara, indetto dall’allora commissario straordinario Pansa, che scadeva il 31 dicembre, è andato deserto per il ritiro delle uniche due ditte che si erano presentate: la A2A (la potente municipalizzata di Brescia e Milano) e la Veolia (ex-Vivendi), la più potente multinazionale dell’acqua al mondo che gestisce anche i rifiuti (seconda al mondo in questo settore). La ragione data per il ritiro del bando dalla gara era che non c’erano più i contributi governativi, i Cip6. Così si capisce perché gli industriali vogliono gli inceneritori. Ci guadagnano infatti 55 euro per ogni tonnellata che bruciano. Peccato che non ci dicono che il 30% dei rifiuti bruciati rimane come residuo tossico che dovrebbe essere sepolto in Germania nella cave di salgemma.

La decisione di Prodi di dare i contributi Cip6 ai tre inceneritori della Campania (Acerra, Santa Maria La Fossa e Salerno) e in particolare all’inceneritore di Acerra, costruito nel territorio più inquinato d’Europa, apre la porta per il ritorno in gara di A2A e di Veolia. Cade così la foglia di fico che copre tanta propaganda industriale a favore degli inceneritori. La verità è che gli industriali vogliono gli inceneritori solo se ci sono i soldi del Cip6. E’ un altro enorme business anche quello degli inceneritori.

Tutta questa vicenda rivela ancora una volta che coloro che governano non sono più i politici, ma i potentati economico-finanziari. I nostri politici, se vogliono governare, devono obbedire.

Rimaniamo esterrefatti davanti a tale comportamento del decaduto governo Prodi e ci poniamo tutta una serie di domande.

Come può un governo che sta per cadere o è caduto modificare le decisioni parlamentari contenute nella Finanziaria?

Perché aprire la strada a una multinazionale come la Veolia, che ha avuto la scorsa settimana 6 dirigenti che lavorano per Acqualatina (49% della Veolia) arrestati a Latina?

Perché aprire la porta a Veolia che dopo i rifiuti si prenderà anche l’acqua di Napoli e della Campania?

Perché il governo trova soldi per la Veolia e non per la raccolta differenziata casa per casa?

Perché Prodi non ha commissariato tutti quei comuni che non hanno raggiunto il 35% di raccolta differenziata come previsto dalla finanziaria di quest’anno?

Ha ragione l’economista ambientale Guido Viale quando afferma: “L’inceneritore è tossico, soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori locali e governanti nazionali che aspettano da quella macchina - e non dalla riorganizzazione dei ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini - una miracolosa soluzione del problema”.

 

Alex Zanotelli

 
postato da: laura56 alle ore 06:40 | Link | commenti
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